La prima volta – sul lago di Como – non si scorda mai

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Sette anni fa, quando ancora ero un cittadino di pianura e mai avrei immaginato che un giorno sarei venuto a vivere sul Lago di Como, mi dilettavo con gli amici a fare allegre pedalate in giro per l’Italia. Non eravamo grandi atleti, ma condividevamo in maniera goliardica la passione della bicicletta. Associata ovviamente a tutti gli altri piaceri che puo` offrire la condizione di scapolo senza troppe responsabilita`. Fu cosi` che negli anni viaggiammo e percorremmo le strade piu` belle della Lombardia, ovvero le ciclabili dei Navigli che dal centro di Milano si irraggiano verso i quattro punti cardinali; e d’Italia, cioe` le meravigliose lande desolate del Delta del Po; le panoramiche vie liguri; le colline romagnole; l’entroterra delle Marche; gli altipiani d’Abruzzo e tanto altro. Una di queste avventure si svolse nei luoghi che oggi abito ed in cui lavoro. Si tratto` di una due giorni in cui, in compagnia di tre amici, percorsi strade che oggi propongo ai miei clienti. Mi ha fatto uno strano effetto ritrovare il racconto che segue: si tratta di un resoconto – uno dei tanti scritti negli anni sulle immancabili Moleskine – buttato giu` con il solito stile, a meta` tra il serio ed il faceto. Niente di che, scritto soprattutto per me, per ricordare quel che era giusto ricordare. Ed infatti e` stato divertente rileggere questa storia. Spero che lo sia anche per voi.

«Nel fine settimana siamo stati sul Lago di Como, con qualche puntata anche verso il Ceresio, ovvero il Lago di Lugano. Con le biciclette, ovviamente. Il territorio lariano d’altra parte si presta a questo genere di attività e dispone di percorsi più o meno impegnativi – oltreché di un paesaggio naturale di incomparabile bellezza – a seconda della preparazione (o del sadomasochismo) degli amanti del pedale.

Sabato mattina, Lorenzo ed io, abbiamo preso su le nostre belle biciclette (lui una mountain bike, io una da corsa) e con il treno siamo giunti a Varenna. Poi, col traghetto abbiamo raggiunto la sponda opposta, ovvero Menaggio. Qui, a sorpresa abbiamo trovato Alessandra e Simona. A sorpresa in quanto l’appuntamento era su dalle parti di Alessandra, ovvero sulla strada per Porlezza. Ma sapete come sono le donne: amano stupire. E dunque ci siamo avviati su per la salita. E farla con un arnese in spalla, ovvero il mio borsone da viaggio, pesante come un macigno, non è stato affatto gradevole.

Traghettando da Varenna

Dall’abitato di Menaggio abbiamo imboccato la ciclabile ricavata dall’antico tracciato ferroviario che collegava il Lago di Como con quello di Lugano (Menaggio-Porlezza: 1884-1960). A proposito di ferrovie dismesse e green way, argomento al quale siamo, come si sa, molto affezionati.

Si sale, si sale su per tornanti e rettifili anche impegnativi, fino a che non raggiungiamo la casa dell’Ale. Lorenzo ed io finalmente possiamo disfarci dei nostri pesi; e così via, più leggeri che mai, verso nuove avventure. Seguiamo la provinciale e, all’altezza di Carlazzo, svoltiamo per la Val Cavargna. Il percorso s’immerge in una fitta selva rigogliosa e ombreggiata, mentre l’aria s’impregna di umidità e fragranze di sottobosco. Saliamo ancora e la temperatura estiva assaporata in riva al lago, lascia spazio ad un frescolino piuttosto pungente. È meglio coprirsi. A Cusino siamo già ad 800 metri di quota; ancora su per qualche chilometro ed eccoci a San Bartolomeo. Dai 200 metri di Menaggio siamo arrivati agli 850: un bel dislivello, percorso senza grosse difficoltà. Alessandra ha un impegno amministrativo per il primo pomeriggio e così si decide di tornare sui nostri passi. Giù a rotta di collo seguendo i tornanti, e in pochi minuti siamo di nuovo a Carlazzo: tempo e fatica in salita equivalgono a pochi attimi di vento sulla faccia, ebbrezza della velocità e gioia in discesa. Le due paradossali facce della medaglia del ciclismo. Breve spuntino in un bar del posto, e poi ritorno a casa dell’Ale. Doccia veloce e via in macchina verso il paese natale dell’Ale. Lorenzo ed io veniamo piacevolmente “parcheggiati” dai genitori di Alessandra, mentre lei disbriga le sue faccende burocratiche. In televisione c’è il Giro d’Italia: oggi si corre la mitica tappa di Oropa, quella che vide le gesta eroiche di Pantani nel 1999. I genitori dell’Ale sono molto gentili ed ospitali, e così, visto che i corridori di oggi non danno grande spettacolo, si fa piacevole conversazione. Poi torna l’Ale, e a bruciapelo dice alla madre: “Mamy, spiega a Luigi perché non deve votare i 5 Stelle…”. E da quel momento in poi nulla sarà più come prima! Sarei tentato di ingaggiare una disputa dialettica all’ultimo sangue con questa donna battagliera, ma non mi pare proprio il caso. E così, dopo aver prudentemente cambiato argomento di conversazione, ci congediamo cordialmente dai genitori dell’Ale e ci avviamo verso Porlezza (riforniti del vino del “Pino”: papà dell’Ale).

Salendo verso la Val Cavargna con Ale

La serata prosegue a casa di amici, tra i fumi dell’alcol, la telecronaca soporifera della finale di Coppa dei Campioni e piacevolissime conversazioni.

La mattina dopo colazione e via in bicicletta. Ancora in preda ai postumi della sbornia, scendiamo sulle sponde del Lago di Lugano e c’inoltriamo nella Val d’Intelvi. Da Osteno saliamo verso Claino e a seguire Laino: in cinque chilometri superiamo un dislivello di 400 metri. E non è ancora nulla…! E proprio mentre ci accingiamo a continuare la salita, Simona fora la camera d’aria posteriore. E ovviamente non ha quella di riserva. Neanche Lorenzo ne ha una, ed io ho quella per la bici da corsa. Per fortuna ci salva l’Ale. E si riparte.

A Lanzo siamo già a 871 metri di quota; e si prosegue. Un muro lastricato (con una pendenza mostruosa) ci porta all’attacco dell’ultima fatica: la vetta del Monte Sighignola. Poco meno di sei chilometri al 6.5 %, con punte massime al 12%. Saliamo tutti con passo regolare, ognuno a seconda delle proprie capacità. Io vado in fuga, ma più si susseguono i tornanti e i rettilinei, più sento che mi mancano le energie. Lorenzo mi raggiunge e mi supera: sono in crisi nera, crisi da fame. E con la fame arrivano anche accenni di crampi e freddo. Questa mattina ho fatto una colazione scarsa per inappetenza etilica, e durante il tragitto non ho mangiato nulla. Ora ne pago le conseguenze. Ci fermiamo presso il bar-ristorante posto a poco più di un chilometro dalla vetta, e divoro nel tempo di un “amen” una gigantesca coppa di gelato. Nel frattempo ci raggiungono Simona e Alessandra. Lorenzo racconta loro la mia triste condizione, e dunque sono costretto a consolarle della loro incontenibile afflizione.

Il Balcone d’Italia

Si riparte tutti insieme e in pochi minuti siamo in vetta, sul cosiddetto “Balcone d’Italia” (1320 metri). La vista è strepitosa e spazia a 360°. Con un salto verticale di mille metri si scorge Lugano adagiata sulle sponde del lago; alle nostre spalle il Lago di Como; la pianura lombarda sbiadisce a meridione, mentre le vette alpine (Monte Rosa e Cervino) fanno da corona tutto intorno.

Fa freddo quassù, e così dopo un paio di foto di rito e un piccolo spuntino si riparte. Scendiamo a Lanzo, e dopo una breve sosta si continua. Mille metri di discesa adrenalinica e senza sosta, e siamo di nuovo sulle rive del Ceresio.

È il primo pomeriggio e lentamente ci avviamo verso il ritorno. A Porlezza salutiamo Simona. Noialtri continuiamo verso Menaggio. Lorenzo ed io recuperiamo i bagagli, salutiamo Alessandra, e via verso il traghetto. A Varenna saliamo sul ‘Regio Express’ diretto a Milano, affollato all’inverosimile come al solito. Lorenzo scende a Lecco, per poi prendere un altro treno che lo condurrà nella ridente Usmate. Io proseguo fino a Milano. Da qui ancora un treno fino a Treviglio. E da Treviglio, ancora quindici chilometri di bici fino a casa.

Lungo la strada vengo raggiunto e superato da un ciclista che vola ai 40 km/h. È un’occasione imperdibile e così mi attacco dietro di lui, a “ciucciare la ruota” come si dice in gergo. Il tizio si volta e mi guarda sorpreso: con quel mostro di borsone sulle spalle devo essere proprio ridicolo. Ad ogni modo non lo mollo, e in mezz’ora sono a casa. Il contachilometri a fine giornata segna 95 chilometri.

Stanco, ma soddisfatto. E dopo doccia e cena, l’ultima fatica di giornata: al seggio elettorale per il dovere civico! Alla prossima».

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